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    <title>Breadcrumbs on Miss Otter</title>
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    <description>Recent content in Breadcrumbs on Miss Otter</description>
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      <title>Spigolature da IJF26 #3</title>
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      <pubDate>Fri, 24 Apr 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;Non posso non dedicare un commento a quella che per me è la star di questa edizione del festival: Carole Cadwallader. La seguo già da tempo qui su Substack e mi ha fatto un grande piacere ritrovarla al festival. La apprezzo molto per il coraggio, l’ironia e lo spirito indomito. CC è la giornalista che ha scoperchiato il vaso di Cambridge Analytica e poco dopo quell’esperienza è stata lasciata a casa dai nuovi proprietari dell’Observer. CC è anche colei che ha coniato la fantastica, attualissima e acutissima espressione “broligarchy”, una bomba!&lt;/p&gt;
          
          
        
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      <title>Spigolature da IJF26 #2</title>
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      <pubDate>Sat, 18 Apr 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;Spigolature da IJF26&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ieri mattina si è parlato di AI sotto diversi aspetti: da un lato i lavoratori impiegati per sviluppare l&amp;rsquo;AI, per esempio lavoratori brasiliani sottopagati subappaltati per conto di un committente ignoto, con NDA estremamente rigidi, per fare lavori ripetitivi e di bassa qualità; dall&amp;rsquo;altro l&amp;rsquo;AI usata per aiutare i lavoratori, per esempio un sistema di AI per assistenti sociali usato per determinare quali bambini siano più a rischio di dover essere allontanati dalle famiglie (vi lascio immaginare gli orrori che può produrre in quest’ambito un sistema con pregiudizi razziali). Ma ancora, i giornalisti e le testate che indagano sull&amp;rsquo;AI e quelli che NON lo fanno, per opportunismo o altre ragioni. E i giornalisti che non si sono mai occupati di tecnologia e si trovano a dover lavorare sugli impatti dell&amp;rsquo;AI nel loro settore di competenza, data la pervasività dello strumento. Vi lascio i link ai panel:&lt;/p&gt;
          
          
        
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      <title>Spigolature da IJF26 #1</title>
      <link>/breadcrumbs/2026-04-17-spigolature-da-ijf26-%231/</link>
      <pubDate>Fri, 17 Apr 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;&lt;a href=&#34;https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2026/the-censors-paradox-israeli-censorship-gaza-and-information-control-in-the-ai-age&#34;&gt;https://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2026/the-censors-paradox-israeli-censorship-gaza-and-information-control-in-the-ai-age&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Seguendo questo panel ho scoperto cose che non sapevo e avuto conferma di altre che intuivo o sospettavo riguardo al panorama dei media israeliani. La prima informazione fondamentale: le informazioni prodotte dai giornalisti israeliani sono sottoposte a un sistema di censura militare. Alcuni divieti sono ragionevoli: è vietato indicare con precisione il luogo colpito da un missile, farlo consentirebbe a chi ha lanciato il missile di correggere il tiro con il successivo. Da qui però, il passo verso l&amp;rsquo;autocensura è breve: la maggioranza della popolazione israeliana è di centrodestra e la guerra ha aumentato di molto il loro patriottismo, scrivere cose che non sono in linea con i sentimenti della maggioranza del tuo pubblico ti fa perdere ascolti/lettori/consenso.&lt;/p&gt;
          
          
        
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      <title>Quello che penso dei social, spiegato meglio</title>
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      <pubDate>Sat, 11 Apr 2026 21:09:18 +0100</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;Nel 2014 Nate Silver aveva un milione di follower su Twitter e ogni link che pubblicava portava traffico reale al suo sito. Nel 2025 ne ha tre milioni ma il traffico portato dai social verso il suo substack è diventato irrilevante. Questi due numeri, da soli, raccontano un decennio.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il titolo del suo pezzo è “Social media has become a freak show”- che è più o meno quello che pensiamo tutti - solo che Silver lo argomenta con i dati e dal punto di vista molto particolare di chi i social li ha usati per quindici anni come canale editoriale, con milioni di lettori dall’altra parte.&lt;/p&gt;
          
          
        
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      <title>Di isola in isola, di parola in parola</title>
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      <pubDate>Mon, 16 Mar 2026 08:35:33 +0100</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;Malta dista circa 90 chilometri dalla Sicilia. Non la si vede all’orizzonte, a meno di non raggiungere qualche punto elevato. Per arrivarci con una  canoa ci vogliono più di ventiquattro ore — il che significa navigare di notte, orientandosi con le stelle.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un &lt;a href=&#34;https://intern.az/1PBS&#34;&gt;articolo di Michael Marshall&lt;/a&gt; tradotto  questa settimana su Internazionale racconta cosa è successo quando  l’archeologa Eleanor Scerri ha scavato nella grotta di Latnija, nella  parte nord di Malta: ha trovato cenere di focolari, utensili in pietra,  ossa di cervo con segni di macellazione. La datazione al carbonio  colloca queste tracce a 8.500 anni fa, un millennio prima di quanto si  credesse. Ma il dato più significativo è un altro: si trattava di  cacciatori-raccoglitori, quelli che per decenni la comunità scientifica  aveva ritenuto incapaci di attraversare il mare aperto. Lo studio,  pubblicato su &lt;em&gt;Nature&lt;/em&gt; nel 2025, ha costretto a riscrivere non solo la  preistoria di Malta ma l’intera cronologia della navigazione nel  Mediterraneo.&lt;/p&gt;
          
          
        
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      <title>Questa guerra è un pretesto?</title>
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      <pubDate>Tue, 10 Mar 2026 22:01:02 +0100</pubDate>
      
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            &lt;p&gt;“Uno dei piaceri di parlare con una collega è che possiamo concederci il lusso di discorrere del passato. La storia di questo tipo di trasfigurazioni alchemiche della democrazia mediante la guerra è lunga.”&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Lo dice Timothy Snyder a Ruth Ben-Ghiat in una conversazione in live video, e quella frase mi ha colpita: due storici americani si concedono il lusso di parlare del passato proprio mentre il presente sta prendendo una piega che il passato può aiutarci a riconoscere. Vale la pena di seguirli.&lt;/p&gt;
          
          
        
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